Route 66: dal Kansas all’Oklahoma, territorio indiano degli Stati Uniti (3)

Dopo aver attraversato lo stato del Missouri, abbiamo iniziato ad inoltrarci nel centro del paese lasciandoci alle spalle la regione del Midwest per andare in Oklahoma, ma non prima di fare una breve sosta nel Kansas, lo stato della Route 66 con il tracciato più breve. Da questo momento Sara non sarà più dei nostri: rimane a St. Louis con la sua famiglia, quindi noterete che le foto non saranno più così belle.

ITINERARIO ROUTE 66 – Tappa 3

  • GALENA

In Kansas abbiamo visitato solo la piccola città di Galena, situata nella contea di Cherokee. In questa città ci siamo fermati al Cars on the Route, una vecchia stazione di servizio che gli abitanti della zona hanno cercato di valorizzare nuovamente sulla scia del film Pixar Cars. All’interno vendono diversi oggetti tratti dal film e della Route 66 ed è possibile scattare foto con diverse auto e furgoni caratteristici, come nel film. Abbiamo scattato la classica foto e siamo ripartiti. La città è quasi completamente disabitata e molte sono le macchine d’epoca abbandonate in giro per le sue strade. Dopo la visita del giorno precedente a Red Oak II in Missouri, possiamo dire di averne viste abbastanza.

  • TULSA

Arrivare a Tulsa, città nello stato dell’Oklahoma, è uno shock. La vista di tutti quei grattacieli che ci danno il benvenuto si scontra con il paesaggio che la circonda. Il 60% della popolazione vive a Tulsa ed Oklahoma City e quindi il resto dello stato è praticamente disabitato. Qui non c’è molto da vedere. Molti viaggiatori, prima di arrivare a Tulsa, si fermano a Catoosa per vedere la Blue Whale, un’icona della road trip che consiste in una gigantesca balena blu di cemento. Noi non l’abbiamo vista perché non siamo riusciti a trovarla. In compenso siamo riusciti a trovare una multa per eccesso di velocità…d’ho! (Attenzione al superamento dei limiti di velocità!).

Tulsa non offre molto, la città non ha molte attrazioni per cui valga la pena fermarsi. È una città nata dall’industria petrolifera ed è caratterizzata da edifici commerciali e uffici. Non abbiamo trovato nulla di particolare da vedere tranne che un allenamento di baseball. Quindi se volete, potete fare una sosta giusto per mangiare un boccone fare il pieno e poi via.

  • ARCADIA

Ci siamo fermati ad Arcadia, poco distante da Oklahoma City, per visitare un vecchio fienile restaurato ed adibito a museo chiamato Round Barn che è pubblicizzato in tutte le guide della Route 66. Non è stato difficile da trovare ma siamo arrivati che aveva già chiuso. Sinceramente, non crediamo di aver perso molto nel non essere riusciti a vistarlo. In compenso, abbiamo trovato una stazione di servizio molto curiosa con una bottiglia di soda enorme e illuminata a mo di insegna pubblicitaria. L’interno, decorato con bottiglie di soda di diversi gusti, offriva cibo fast food (come no!) e souvenir della Route 66. Abbiamo comprato un portachiavi e la calamita tipica dello storico percorso e ci siamo messi di nuovo in viaggio.

  • OKLAHOMA CITY

Dopo aver recuperato un po’ di forze, da Arcadia ci siamo diretti ad Oklahoma City, una città che poco prima del nostro arrivo era stata devastata da dei potenti tornado. Nella vicina città di Moore, la più colpita, avevano perso la vita 24 persone. Il tornado l’aveva rasa al suolo quasi completamente. A Moore lo scenario che abbiamo trovato era di una desolazione assoluta. Non avevamo mai visto niente del genere. Solo poche case erano rimaste in piedi. Lo stato dell’Oklahoma fa parte della tristemente nota Tornado Alley. Un territorio dove ogni anno, a causa delle condizioni meteorologiche, si formano centinaia di tornado. Vi consigliamo quindi, di pianificare attentamente il vostro viaggio tenendo conto di ciò.

Inoltre, durante il viaggio, incontrerete frequentemente dei pozzi petroliferi con le caratteristiche torri di estrazione con il loro braccio in movimento continuo dall’alto in basso, specialmente tra Tulsa e Oklahoma City.

Una volta giunti a Oklahoma City, abbiamo visitato il Monumento Commemorativo Nazionale (Oklahoma City National Memorial) che rende omaggio alle vittime dell’attentato di Oklahoma City del 1995, un attentato che aveva come obiettivo un edificio federale e uccise 168 civili mediante l’esplosione di un camion pieno di esplosivi.

Vale la pena fare una sosta al Campidoglio di Oklahoma City ed entrare nelle sue maestose sale. Il posto è il tipico sito cinematografico americano, con il suo pavimento in marmo lucido, i suoi dipinti presidenziali e le sue bandiere. Ci siamo intrufolati nella sala della corte suprema e dal podio con una foto di Barack Obama che ci guardava in lontananza, abbiamo proclamato gli Stati Uniti Socialisti d’Americ… no, stiamo solo scherzando, abbiamo scattato la classica foto che potete vedere qui sotto. Ne è valsa la pena.

Sebbene il viaggio lungo la Route 66 non imponga dei ritmi frenetici, il nostro consiglio è di non allungare troppo le visite alle città e alle attrazioni del viaggio. Tuttavia, vi consigliamo di dedicare un’oretta per visitare il National Cowboy e il Western Heritage Museum. Ne vale la pena. E’ dedicato ai nativi d’america, gli indiani, e alla loro cultura, nonché al rodeo e ai cowboys.

  • I MUSEI DI CLINTON ED ELK CITY 

Una volta lasciata alle spalle Oklahoma City, ci dirigiamo verso il Texas, ma non prima di fare un paio di fermate in altri due musei lungo la Route 66: l’Oklahoma Route 66 Museum di Clinton e il National Museum di Elk City, un museo all’aperto. Visitare il museo di Clinton ne è valsa la pena: racconta la storia della costruzione della Route 66, dal primo miglio alla sua conclusione. Si visita in poco tempo, è dinamico e ben curato.

Ah! Prima di lasciare Clinton dovete attraversare il Cherokee Trading Post & Boot Outlet, una sorta di complesso di ristoranti-negozi in stile nativo americano in cui potete trovare diversi elementi della cultura indiana e, tanto per cambiare, anche da mangiare. Qui si trova un allevamento di bufali, che purtroppo vengono poi macellati per ricavare gli hamburger che vi verranno serviti nei ristoranti. Quindi, se provate dei sentimenti per quei piccoli animali che avete salutato all’ingresso del complesso, è meglio non mangiarli. 🙂

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